SINTESI DI UNA NORMALE GIORNATA DI VITA MIA

Partenza mattutina, al rallentatore, del mio motore cellulare.

Quando sorge il sole sono già sveglio da un'ora.

  Sono un pensionato solitario e alle quattro del mattino, dopo un ripetuto giramento sui fianchi, di dieci minuti, mentre sono ancora nel letto, il mio corpo si sensibilizza e i capillari periferici si attivano ridando il tatto, e poi piano-piano il corpo acquisisce l'attivazione degli altri quattro sensi.

Il cuore accellera il pompaggio del sangue portando energia ai muscoli quel tanto che ti impone di alzarti, perché nel letto sei stufo di girarti.
Come pure la corteccia frontale del cervello comincia a pensare e meditare formulando pensieri e idee.
Per esempio questa mattina mi sono messo a pensare di quanto sono fortunato, e ringrazio Dio per i software funzionanti che mi permettono di vedere ancora la luce.

 Faccio una prima valutazione sulla vita che potrei avere, e sul fatto che non possiedo uno yacht come quello di Putin, non ho il jet privato con piscina all'interno, ne ho la Ferrari, e neppure la moto Ducati, ma esisto, mi tocco, mi sento, sono in salute, libero di pensare, (scrivere e parlare, un pò meno). Cosa voglio di più? Un lucano? Anche, ma soprattutto non voglio nulla di ciò che non ho, ecco la mia fortuna, mi so accontentare. 
Il mondo è vario, non possono essere tutti Elon Musk, ne basta uno. Ognuno di noi si trova al mondo nel luogo e nelle condizioni in cui è nato. Il bambino nato nelle favelas di Rio de Janeiro, o la miriade di bambini de Congo o di Gaza dove il75% della popolazione ha meno di 25 anni e si trovano nella polvere delle loro case rovinate dai continnui bombardamenti, senza cibo ne medicine, non sono fortunati come me. Non mi trovo neppure con le difficoltà di coloro che hanno una limitazione fisica. 
Mi considero fortunato, non nel senso di coloro che vincono la lotteria, perché costoro pensano che sia fortuna la loro, invece è l'inizio della demolizione del loro io, ma mi riferisco alla fortuna di nascere nel ceto medio e di accontentarsi.
Così comincio la giornata felice della di essere fra quelli che danno:
"Dovete assistere quelli che sono deboli e dovete ricordarvi delle parole del Signore Gesù, che disse: ‘C’è più felicità nel dare che nel ricevere’” Atti 20:35
"Alcuni semi caddero sul terreno eccellente e iniziarono a dare frutto, questo 100, quello 60, l’altro 30 volte tanto." Matteo 13:8
Nella mia pochezza, mi sento sereno e attivo, non solo perché mi accontento di ciò che ho, ma apprezzo la posizione della mia nascita nel ceto medio.
"Infatti non abbiamo portato nulla nel mondo, e nulla possiamo portarne via. Quindi, avendo di che mangiare e di che vestirci, di queste cose ci accontenteremo" 1 Timoteo 6:7
"Non darmi né povertà né ricchezza, ma concedimi solo di mangiare il cibo di cui ho bisogno". Proverbi 30:8
Da non dimenticare che coloro che vivono nella posizione di presunto vantaggio, la classe elevata, la cosiddetta élite, attribuita a tutti coloro che - di fatto o di diritto - meritatamente o immeritatamente -hanno di più, contano di più, ottengono di più, e possono di più, sovente non è gente serena e tranquilla, ma si trovano col timore di perdere la loro posizione vantaggiosa, col crollo delle loro finanze, il declassamento della posizione, della loro gloria e notorietà e l'immancabili strascico di accuse reciproche e citazioni in tribunale per le eredità, costoro non sono neppure immuni dai mali implacabili. Sono individui che si esibiscono a petto in fuori, recitando la parte dei superiori, ma sono persone piene di spilli al loro interno e infelici:
"È meglio un piatto di verdura dove c’è amore che un toro ingrassato dove c’è odio." Proverbi 15:17

Tutto sommato e condensando la meditazione di questa mattina trovo vantaggioso a non pensare a quello che non ho, ma a quello che ho. 
Ah! Un nuovo giorno, è ancora buio ma per poco, gli uccelli sono ancora col capo sotto l'ala, silenziosi ma presto si faranno sentire rallegrando il mattino a chi riesce a percepirli.
In questo stato di pace e serenità, nel silenzio dell'albeggio scrivo le mie storie.
Dopo una colazione ogni giorno diversa dal giorno precedente, scelgo tra il continnuare a scrivere, oppure vado ad accudire l'orto o a tagliare l'erba. 
Dopo pranzo per mezz'ora circa dormo davanti alla tv mentre guardo il TG, e nel pomeriggio ripeto a fotocopia la mattinata. Dopo cena guardo RAI 3 uno dei pochi canali che mi trasmettono cultura.
La TV è il mio sonnifero infallibile per dormire.
Verso li nove circa, (sovente non faccio cena), il mio corpo mi avvisa dell'arrivo del sonno mediante lo spegnimento dei cinque radar (i sensi) e la cabina regia del cervello si rilassa attennuando le trasmissioni delle sinapsi, mi corico, dormo ad intervalli di due ore dopodiché mi alzo, bevo due sorsi d'acqua, passo in bagno e mi ricorico, questo per un paio di volte, o tre.
Ecco descritta la sintesi delle mie giornate.
Naturalmente a tutto ciò si deve aggiungere i nessi e i connessi dei famigliari e l'entourage ambientale. 

La vita è bella nonostante l'amaro film di Benigni.

ENDIAB


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